CONSERVATORI?

Nell’immagine, un vasetto di CONSERVA.

Le dichiarazioni del premier Monti di domenica scorsa a Che tempo che fa su noi insegnanti, accusati di essere corporativi e conservatori, fanno davvero impressione.

Il termine “conservatori”, Signor Presidente, nasce nel Regno Unito per indicare quella parte politica, i cosiddetti tories, opposta ai whigs, che nacque politicamente suppergiù alla caduta di Cromwell. Ebbene, i tories sostenevano fermamente l’intolleranza religiosa (anglicani convinti, oggi si direbbe fondamentalisti) e la supremazia del potere regio su quello del parlamento. Ricevevano il sostegno della Chiesa anglicana e del re, ovviamente.

Successivamente il termine “conservatore” è divenuto antagonista del termine “progressista” laddove per “progressista” si intendeva un politico (nel senso più ampio del termine) orientato verso un sistema democratico-repubblicano a suffragio allargato, quando non addirittura universale. Va da sé che “conservatore” era quel politico propenso per una monarchia che, per quanto costituzionale, mantenesse il potere nelle mani di una ristretta cerchia di aristocratici e altoborghesi, volta a mantenere i privilegi nelle mani dei pochi membri dell’élite sociale.

Il corporativismo invece è un sistema associativo nato suppergiù, per come lo intendiamo noi, nel Medioevo. Si trattava di associazioni di categorie di lavoratori volte a tutelarsi e a creare coesione all’interno dell’organismo politico del Comune. Sistema che in epoca moderna ha conosciuto nuova vita durante il fascismo.

Ebbene, posto che un conservatore è colui che si oppone a una linea progressista, ovvero a ciò che porta un progresso (da latino progredior, avanzo); e posto che quella del Suo Governo nei nostri confronti non era una linea progressista, ma regressiva, giacché a nostro avviso avrebbe peggiorato le nostre condizioni di lavoro anziché migliorarle, deduco che colui che assume una posizione conservatrice dinanzi ad una proposta regressiva è da considerarsi progressista, giacché si oppone ad un passo indietro rispetto allo status quo.

Siamo conservatori noi, Signor Presidente, o i parlamentari che non varano una nuova legge elettorale per paura di essere “fatti a pezzi” tutti quanti alle prossime elezioni? Siamo corporativi noi, Signor Presidente, che lottiamo per conservare la miseria in cui ci troviamo per non sprofondare in una miseria ancor più nera?

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