Archivi del mese: agosto 2012

La resistenza dell’uomo disarmato

In un periodo buio come questo estivo in cui in libreria escono un sacco di stronzate – che poi intasano per mesi i vertici delle classifiche – non citerò nemmeno un titolo poiché non intendo contribuire alla loro notorietà -, vorrei risollevare la dignità della letteratura contemporanea con un modesto consiglio di lettura.

Dopo aver letto “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi (Sironi editore), libro di qualche anno fa, mi si è riempito un vuoto. Un romanzo sulla Resistenza che è anche un grido, un appello alla resistenza, accorato, disperato, consapevole, che spazia dalla resistenza della memoria ad una dimensione di resistenza più propriamente esistenziale.

Franco, il protagonista, è un novizio che racconta del periodo che va dall’inizio della seconda guerra mondiale allo sviluppo del secondo dopoguerra. C’è la vita di campagna, la vita monastica, la scelta del fratello medico di entrare nella resistenza dopo aver fatto la guerra in Grecia, i combattimenti, la fame, il freddo, la morte sempre in agguato, il bene e il male, la sfida continua della Parola sull’antiparola. In tutto ciò Franco resta come sospeso in una serie di decisioni, prendere parte alla resistenza o no, morire sulle montagne oppure no. Gli sembra di far scivolare la Storia sulla pelle come un corpo inerte. Si sente in colpa per non aver fatto le scelte del fratello. Per non essere morto come i suoi amici del paese. Invece poi scopre che la sua tenzone, il suo sforzo doveva essere di un altro tipo. Il dialogo tra i vivi e i morti. Il senso dell’evangelo in quella pagina orribile di Storia. Il valore della morte e del sacrificio. Il valore della Resistenza. Ma quale resistenza ha un senso al fine di udire dentro di sé il vero significato della Parola? La vera resistenza, il vero anticonformismo è di altro tipo. La Parola contenuta nell’Avvenimento pasquale che doveeva creare un mondo nuovo, parafrasando una meravigliosa pagina di questo libro, passa attraverso il sacrificio dei martiri della libertà come attraverso le sofferenze patite dai vivi, attraverso l’annichilimento a causa dei continui tradimenti, attraverso l’impotenza, necessario a creare quel mondo nuovo nato con il dono gratuito di tanti partigiani, di tanti uomini che hanno dato la vita per il bene degli altri. E su tutto, continuo con la parafrasi, “il grido lancinante di Dio per essere abbandonato perfino da se stesso, che mi risuona di dentro come espressione della sua volontà di morire alla sua stessa morte, quasi non volesse tenere per sé, nel dono ultimo, nemmeno la propria morte: una richiesta di perdono rivolta a se stesso per avere considerato di poco conto, per troppo amore, perfino la propria morte.”. Ecco che la morte della morte risuona nella nuova vita, nell’inizio di un mondo nuovo, che permette a Franco di liberarsi dalla prigionia dei ricordi delle morti dei vecchi amici attraverso il perdono a se stesso di essere sopravvissuto a tanto orrore per comprendere infine il senso della propria vita, simile a quella nuova di Cristo dopo la morte, e della loro morte, simila a quella di Cristo in croce.

Un libro che riempie come pochi altri. Guerra e Pace e qualcun altro.

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