Faust is back!

Ucciderò Mefisto di Valter Binaghi (perdisapop, nove cucuzze) è un romanzo breve (o un racconto lungo) molto piacevole. La vicenda è presto detta: un uomo di nome Fausto Blangé ha ucciso il suo psicanalista sparandogli in faccia. Reo confesso, viene arrestato. Sta al commissario Leonetti ricostruire la vicenda per cercare di dare un senso a quanto è accaduto. Sì perché dal Blangé nessuno si aspettava una cosa del genere. E’ un docente universitario ed è anche uno scrittore di successo.

Blangé sarà anche un uomo di tutto rispetto, però è uno un po’ strano. E’ uno che ha delle visioni. Riceve spesso la visita nei sogni del suo spirito guida; l’airone. Senza addentratmi troppo tra le maglie della trama, dirò che la vicenda che il commissario ricostruisce rimanda a sapori antichi e meravigliosi, di quelli che è sempre bello riassaggiare di tanto in tanto. In questo romanzo predomina l’omaggio al trande Faust di Goethe, trasfigurato al giorno d’oggi nell’assassino, Fausto Blangé che con l’aiuto di un modernissimo (e inconsapevole) Mefistofele (che non a caso è il suo psicanalista e qui bisognerebbe aprire una parentesi grande come una casa sulla psicanalisi, sul trionfo della ragione, su Nietsche e la sua uccisione di Dio e di tutto ciò che significa Dio ecc…) ha conosciuto il successo e la fama e di seguito ne ha pagato caro il prezzo.

Amore e follia sono i temi principali di questo piccolo grande romanzo. Temi classici, resi da Binaghi mai scontati grazie a una scrittura solida e vivace. Dimostra (non c’è bisogno che lo dica io) una grande sensibilità verso temi alti che tratta con grande proprietà e contemporaneamente con leggerezza, mettendo a nudo la vanità del nostro tempo, così legato alle frivolezze, dominato da un male che è nero e potente, e così lontano da ciò che conta realmente.

La frase più bella è a pag. 115: … niente di quello che ami va perduto.

Lo consiglio in tempi duri come questi. Per riscattarci un po’ dal nero di seppia che ci circonda.

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