Archivi del mese: novembre 2012

CONSERVATORI?

Nell’immagine, un vasetto di CONSERVA.

Le dichiarazioni del premier Monti di domenica scorsa a Che tempo che fa su noi insegnanti, accusati di essere corporativi e conservatori, fanno davvero impressione.

Il termine “conservatori”, Signor Presidente, nasce nel Regno Unito per indicare quella parte politica, i cosiddetti tories, opposta ai whigs, che nacque politicamente suppergiù alla caduta di Cromwell. Ebbene, i tories sostenevano fermamente l’intolleranza religiosa (anglicani convinti, oggi si direbbe fondamentalisti) e la supremazia del potere regio su quello del parlamento. Ricevevano il sostegno della Chiesa anglicana e del re, ovviamente.

Successivamente il termine “conservatore” è divenuto antagonista del termine “progressista” laddove per “progressista” si intendeva un politico (nel senso più ampio del termine) orientato verso un sistema democratico-repubblicano a suffragio allargato, quando non addirittura universale. Va da sé che “conservatore” era quel politico propenso per una monarchia che, per quanto costituzionale, mantenesse il potere nelle mani di una ristretta cerchia di aristocratici e altoborghesi, volta a mantenere i privilegi nelle mani dei pochi membri dell’élite sociale.

Il corporativismo invece è un sistema associativo nato suppergiù, per come lo intendiamo noi, nel Medioevo. Si trattava di associazioni di categorie di lavoratori volte a tutelarsi e a creare coesione all’interno dell’organismo politico del Comune. Sistema che in epoca moderna ha conosciuto nuova vita durante il fascismo.

Ebbene, posto che un conservatore è colui che si oppone a una linea progressista, ovvero a ciò che porta un progresso (da latino progredior, avanzo); e posto che quella del Suo Governo nei nostri confronti non era una linea progressista, ma regressiva, giacché a nostro avviso avrebbe peggiorato le nostre condizioni di lavoro anziché migliorarle, deduco che colui che assume una posizione conservatrice dinanzi ad una proposta regressiva è da considerarsi progressista, giacché si oppone ad un passo indietro rispetto allo status quo.

Siamo conservatori noi, Signor Presidente, o i parlamentari che non varano una nuova legge elettorale per paura di essere “fatti a pezzi” tutti quanti alle prossime elezioni? Siamo corporativi noi, Signor Presidente, che lottiamo per conservare la miseria in cui ci troviamo per non sprofondare in una miseria ancor più nera?

Lascia un commento

Archiviato in Letture/Pensieri

Faust is back!

Ucciderò Mefisto di Valter Binaghi (perdisapop, nove cucuzze) è un romanzo breve (o un racconto lungo) molto piacevole. La vicenda è presto detta: un uomo di nome Fausto Blangé ha ucciso il suo psicanalista sparandogli in faccia. Reo confesso, viene arrestato. Sta al commissario Leonetti ricostruire la vicenda per cercare di dare un senso a quanto è accaduto. Sì perché dal Blangé nessuno si aspettava una cosa del genere. E’ un docente universitario ed è anche uno scrittore di successo.

Blangé sarà anche un uomo di tutto rispetto, però è uno un po’ strano. E’ uno che ha delle visioni. Riceve spesso la visita nei sogni del suo spirito guida; l’airone. Senza addentratmi troppo tra le maglie della trama, dirò che la vicenda che il commissario ricostruisce rimanda a sapori antichi e meravigliosi, di quelli che è sempre bello riassaggiare di tanto in tanto. In questo romanzo predomina l’omaggio al trande Faust di Goethe, trasfigurato al giorno d’oggi nell’assassino, Fausto Blangé che con l’aiuto di un modernissimo (e inconsapevole) Mefistofele (che non a caso è il suo psicanalista e qui bisognerebbe aprire una parentesi grande come una casa sulla psicanalisi, sul trionfo della ragione, su Nietsche e la sua uccisione di Dio e di tutto ciò che significa Dio ecc…) ha conosciuto il successo e la fama e di seguito ne ha pagato caro il prezzo.

Amore e follia sono i temi principali di questo piccolo grande romanzo. Temi classici, resi da Binaghi mai scontati grazie a una scrittura solida e vivace. Dimostra (non c’è bisogno che lo dica io) una grande sensibilità verso temi alti che tratta con grande proprietà e contemporaneamente con leggerezza, mettendo a nudo la vanità del nostro tempo, così legato alle frivolezze, dominato da un male che è nero e potente, e così lontano da ciò che conta realmente.

La frase più bella è a pag. 115: … niente di quello che ami va perduto.

Lo consiglio in tempi duri come questi. Per riscattarci un po’ dal nero di seppia che ci circonda.

Lascia un commento

Archiviato in Letture/Pensieri

10 domande dei miei alunni a cui non so rispondere

1. Perché la scuola non può cominciare alle 9:00?

2. La profezia dei Maya si avvererà?

3. Perché a scuola non c’è una piscina?

4. Perché si fa ancora la guerra anche se c’è l’ONU?

5. Quando Lei era giovane, la scuola era difficile com’è adesso?

6. Perché nel Medioevo disegnavano male?

7. Perché da giovane tifafa Juve?

8. Perché ci dà tanti compiti?

9. Perché dobbiamo fare tante verifiche?

10. Perché mi interroga sempre quando non ho studiato?

Lascia un commento

Archiviato in Letture/Pensieri