Giuliano Pasini hits again!

Foto 81Quando esce un bel romanzo è sempre una festa.

E Giuliano Pasini, fin dal suo esordio, ci ha abituato a festeggiare.

E’ uscito in libreria Io sono lo straniero (Mondadori, 15,90 Euro) e il romanzo non tradisce le aspettative. L’apoteosi di Pasini in Mondadori è più che giustificata.

La seconda puntata del commissario Serra, se possibile, risulta più avvincente del precedente Venti corpi nella neve.

La storia è ambientata nella Treviso del 2001, quando il commissario deve far fronte a una serie di misteriose sparizioni di giovani donne straniere clandestine.

Dato che si tratta di un thriller non rivelerò nulla della trama, ma si sappia che ciò che rende speciali le storie di Pasini, ovvero il linguaggio agile, poetico ed elegante e il ritmo incalzante, è più che consolidato in questa seconda opera. E’ un romanzo che si divora. Quando lo avrete finito di leggere, lo griglierete e ve lo mangerete.

Tra le tante qualità del romanzo, vi è in particolare un ritratto della città di Treviso, conosciuta nel mondo per le sparate del suo ex sindaco inventore della “razza-piave”, che rompe i consueti luoghi comuni e che mostra il grande amore di Pasini (originario dell’Emilia e trapiantato a Treviso) per il lato umano dei trevigiani, per il loro spirito di carità e per la straordinaria bellezza dei luoghi della città e della campagna circostante. In barba a chi li vuole tutti xenofobi e rozzi. Del resto, basta passeggiare un quarto d’ora per il centro della città il sabato pomeriggio per rendersi conto del melting pot che si è realizzato in questa  città ricca e florida, non solo dal punto di vista economico. Per inciso, io non sono di Treviso.

C’è anche da dire, per non sminuire il titolo e la trama, che la questione dello straniero non è affrontata nel romanzo solamente nella sua dimensione sociale, ma soprattutto nella sua sfera esistenziale. La domanda che pone il romanzo è questa: chi è lo straniero? E, di conseguenza, chi non lo è? Lo straniero è colui che si inserisce in un sistema ordinato, codificato, stereotipato, il più delle volte “ingessato” e lo mette in discussione, provocandone inevitabilmente la distruzione e la conseguente rigenerazione.

Chi ancora ritiene, succube di una campagna ideologica durata vent’anni in Italia, che lo straniero porti solo guai, ripensi alle figure di Edipo, Orfeo, Odisseo, e valuti se queste figure di stranieri, oltre che distruggere i sistemi che hanno intaccato, non abbiano contribuito a ricrearli più solidi di  prima.

E a chi non bastasse, provi a ragionare a cosa ne sarebbe stata dell’umanità se l’homo sapiens non si fosse ibridato con l’uomo di Neanderthal. Leggete questo articolo molto interessante e fatevi un’idea. Le contaminazioni fanno la forza dell’umanità. Ciò che si mantiene troppo rigido, prima o poi è destinato a spezzarsi.

Mi auguro che il pubblico dei lettori italiani, pochi ma buoni, scelgano di acquistare e leggere questo thriller. Perché merita.

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