Ohne Titel

Colgo il tuo bacio
come una genesi
(come un fiore)
caduca
e, come tutto ciò
che passa,
essenziale.

Tremula la mia voce
come foglia
s’inceppa.

Tra le mie mani
scivola dolce
il tuo viso.

Naufrago
in questo mare
di logiche razionali
vedo te
come unica stella.

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Mmemosyne

Il passaggio discreto degli stormi
Il silenzio della spiaggia ventosa
Il vento
I tuoi capelli.

Una logica mistica e inesorabile
Mi stringe a te.

In ciò che provo
Intuisco il mistero
Agognato da sapienti e miserabili.

Bramo
un giorno di pioggia
e le tue mani.

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aletheia

Per preparare un buon caffé

i segreti sono tanti.

Indicibili, impronunciabili.

L’aroma è il mistero

di mistiche dicotomie.

Compatisco

i carovanieri del deserto

e i loro

dromedari

assetati.

Agogno le loro oasi

e bramo

distendermi supino

a contemplare le stelle

e il negativo delle palme di datteri.

Perdonami,

sono un granello di sabbia

finito per colpa del destino

sui tuoi occhi.

Per me

lacrimi

malinconia

e gioia insperata.

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Sintonie

Amo le tue

verità

e quel silenzio che esplori

in punta di piedi

è la mia pace.

A uno come me

basta infrangere una rima

per piangere.

 

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Tutta questione di luce

La luce è cambiata.

Tutto dipende

dall’ inclinazione della superficie

trafitta dai raggi del sole.

La primavera viene dopo

l’inverno.

E’ la prassi.

L’intensità dei colori

dipende solo

dalle inclinazioni.

Accarezzo il tuo corpo

dove la luce si infrange

discreta

disegnando nuove geometrie,

a cui la mia mano

docile si adegua.

Le tue forme diventano

Essenza

immanente,

fotografie

come lacrime dell’inconscio.

Involucri passeggeri

ricercano saperi

secretati

che con un solo sguardo

tu mi sai svelare.

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La regina dei tulipani

La malinconia a queste latitudini prende strane pieghe,

come fa spesso la pioggia

quando è soffiata dal vento,

quando diventa disordine.

Certe volte è insostenbile

questa nostalgia delle tue armonie, dei tuoi vestiti gettati sulla sedia,

del tuo sguardo in controluce

in questa torbida realtà che si ripete e invischia le ginocchia

di lacrime fangose.

Di questo circo randagio di funambolica precarietà

sono stanco di essere il re.

Ti voglio regina,

ma di un giardino di tulipani.

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haiku

Dai tuoi begli occhi

prego non scendano più

gocce di pioggia

 

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